La Quintana di Ascoli Piceno

Di Carlo Perugini
Vicepresidente Università Itinerante Popolare del Tempo Libero e della Libera Età di Ascoli Piceno (UPLEA).
Foto di Sandro Maoloni

Ascoli Piceno ha origini antichissime: i primi insediamenti risalgono al neolitico (tra l’8000 e il 5000 a.C.). Secondo la tradizione la città fu fondata dai Sabini in occasione del “Ver Sacrum”, cerimonia che veniva celebrata in occasione di carestie, sovrappopolazione o eventi di particolare gravità, nel corso della quale un gruppo di persone, per lo più giovani, lasciava la propria terra per cercare nuovi luoghi in cui insediarsi e formare una nuova comunità.

In una di queste cerimonie, secondo la leggenda, un gruppo di Sabini fu guidato da un picchio, uccello sacro a Marte, che terminò il suo volo alla confluenza dei fiumi Tronto e Castellano. Qui fu fondata la città e nacque il popolo dei Piceni (Picentes).

In epoca romana, dopo alterne vicende, nel 269 a.C., fu nominata “Caput Gentis” e le fu attribuita una sorta di autonomia amministrativa e lo status di “civitas foederata”.

Il rapporto con Roma rimase tuttavia conflittuale e sfociò nelle guerre sociali tra il 91 e l’88 a.c. al termine delle quali fu incorporata nello stato romano.

Durante tutto il periodo medievale, Ascoli fu un importante centro politico e culturale, partecipando anche alle lotte fra Guelfi e Ghibellini. A questo periodo (XII e XIII secolo) risale l’usanza dei giochi cavallereschi (o giostre) che vengono rievocati ogni anno nella Giostra della Quintana.

Una testimonianza di tali giochi è riportata su una pietra reimpiegata, posta alla base di un’edicola in corso Giuseppe Mazzini, in cui due cavalieri muniti di armatura, lancia in resta si affrontano in combattimento.

Fin dal 1377, nel capoluogo marchigiano si parla della Quintana e risalgono ad ancora prima le testimonianze riguardanti i giochi e le celebrazioni che la città dedicava alla festa di Sant’Emidio.

La Quintana ascolana, dal 1955 vede impegnati i sei sestieri cittadini in due importanti occasioni:

  • seconda domenica di luglio, con la giostra dedicata alla Madonna della Pace;
  • prima domenica di agosto, con la giostra dedicata a Sant’Emidio (patrono della città).

Entrambe le competizioni sono precedute da cortei storici, gare di arcieri e sbandieratori.

La giostra della Quintana ascolana vede sfidarsi i cavalieri dei sei sestieri cittadini. A turno, ognuno di loro, seguendo l’ordine fissato dal sorteggio effettuato durante il Saluto alla Madonna della Pace e l’Offerta dei Ceri, si lancia al galoppo in un percorso a forma di otto, al centro del quale è situato il simulacro del saraceno chiamato il “Moro” che sorregge uno scudo che fa da bersaglio per gli attacchi con la lancia.

La gara è costituita da tre tornate, ciascuna composta da tre assalti. Ogni cavaliere potrà, dunque, sferrare nove attacchi.

Il vincitore del Palio viene decretato da un punteggio alla cui formazione concorrono il tempo impiegato e i risultati ottenuti nel colpire il bersaglio.

I protagonisti della Quintana sono i Sestieri cittadini:

  • S. Emidio, arme rosso-verde;
  • Piazzarola, arme bianco-rosso;
  • Porta Romana, arme rosso-blu;
  • Porta Solestà, arme giallo-blu;
  • Porta Tufilla, arme rosso-nera;
  • Porta Maggiore, arme nero-verde.

I festeggiamenti prendono il via sin dal mese di giugno con l’allerta dei Sestieri e coinvolgono grandi e piccini con giochi popolari ed esibizioni di sbandieratori.

Entrambe le giostre sono precedute dalla presentazione del Palio, dalla lettura del bando e dai sorteggi.

La giostra di luglio è, inoltre, preceduta dal Palio degli Sbandieratori, mentre quella di agosto dal Palio degli Arcieri.

Il Corteo Storico è la parte più spettacolare della Quintana; esso si snoda, ordinato e colorato dai velluti, dai damaschi, dalle trine di Dame e Damigelle, dai severi costumi delle Magistrature, dai rami e dagli argenti, dai bronzi di corazze, elmi ed armi, dai paludamenti variopinti delle Corporazioni, dagli scoppi di colori e disegni dei numerosi drappi che gli sbandieratori lanciano al cielo, per un totale di almeno 1400-1500 figuranti. Il corteo, segnato dal rullare dei tamburi e dagli squilli delle lunghe trombe (chiarine), percorre le tortuose rue (vie strette del vecchio incasato), le magnifiche piazze, le ombre degli antichi manieri, torri e palazzi.

Apre il corteo il sindaco in carica, in qualità di Magnifico Messere, in un severo ed elegante costume d’epoca, subito seguito dalle Magistrature, rappresentate dagli assessori comunali e da altri maggiorenti.

Fanno da scorta al Magnifico Messere e al Gonfaloniere civico, con i suoi valletti, le Guardie nere comunali a cui segue lo stuolo dei Musici e degli Armigeri che scortano il Palio (un drappo di seta che ogni anno viene dipinto da un artista di chiara fama, con un soggetto sempre legato alla Quintana).

Il Palio rappresenta l’ambito premio che andrà al Sestiere vincente e che, una volta conquistato, sarà poi conservato nelle sedi di Sestiere e riportato in corteo (con gli altri trofei vinti) negli anni seguenti.

L’albo d’oro della Quintana.

Ogni Sestiere apre il proprio gruppo con un Console seguito dalle nobiltà del rione e dalle varie Corporazioni di professioni e mestieri che rispondono a tali qualifiche anche nella vita quotidiana. Ogni Sestiere figura con prestanti cavalieri, con armigeri alfieri e vessilliferi nonché con un suo gruppo di tamburini. Quindi, circondata da paggetti la Dama, la signora del Sestiere, scelta tra le più belle del rione, seguita dalle Damigelle anch’esse accuratamente scelte tra le più significative bellezze muliebri.

Sfila, quindi, il personaggio più acclamato, temuto e ammirato del Sestiere: il Cavalier Giostrante, colui cioè che si batterà contro il Saraceno o Moro per la conquista del Palio, accompagnato dal suo cavallo.

I costumi sono, ovviamente, un rifacimento in stile dei panneggi medioevali. Essi sono stati desunti da affreschi e da altri disegni d’epoca.

Anche per le armi, (le picche, le alabarde, le corazze, gli elmi, le grandi spade) si fa ricorso a vecchi disegni d’artigianato medioevale, ma non poche sono le armi “autentiche” che nobili ascolani ancora posseggono e conservano gelosamente e che solo nel giorno della Quintana permettono che vengano impugnate da cavalieri, armigeri e capitani. Lo stesso discorso vale per antichi strumenti di liuteria.

Nel corteo storico, infatti, sfilano anche menestrelli, cavalier serventi di dame e damigelle ed alcuni di questi suonano e pizzicano strumenti d’epoca.

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