Il cane ai tempi del COVID 19

Come trascorrere il tempo con il cane in questo periodo di domicilio coatto

Carlo Pirola
Educatore cinofilo, istruttore comportamentalista.

Finalmente insieme

Per sua natura, il cane domestico è un animale gregario. Non proprio tutti sono empatici e sociali al medesimo livello, ma in generale sì, e mediamente più di noi umani.

La verità è che la nostra minore socievolezza è da mediare con l’uso che facciamo dei mezzi di comunicazione sociale, dai tradizionali libri e giornali fino ad arrivare ai social. Così in questi giorni difficili, sebbene non ci incontriamo fisicamente, possiamo parlarci, videochiamarci, chattare insieme.

Che cosa è invece cambiato nella vita dei nostri pet? Beh, tantissimo. Prima di tutto, siamo sempre insieme e se usciamo li portiamo con noi. Di sicuro a loro non pare vero… e neanche a noi. Ma dovremo meditare su alcuni argomenti importanti.

Abitudini e routine

Quando l’emergenza che viviamo andrà risolvendosi, sarà destino tornare ai vecchi orari, e i cani dovranno riadeguarsi alla nostra assenza. Per molti di loro tale marcia indietro non sarà facile, proprio perché per il cane la vita in gruppo è la forma più normale di aggregazione.

È una vecchia regola che si consiglia di rispettare anche nel periodo delle vacanze estive: anche se in teoria potrei stare tutto il giorno con il mio cane, è buona norma distaccarmi ogni tanto da lui. E aumentare queste separazioni fisiche un po’ di giorni prima del ritorno alla vita solita.

In frangenti normali basta lasciarlo in casa e andare a fare un giro, o una spesa, o una commissione qualsiasi. Ma in questi giorni tutto ciò è osteggiato dalle norme restrittive sul movimento delle persone e in verità, voglio sottolinearlo, è proprio meglio se #iorestoacasa…

Dovremo allora rassegnarci a conservare in qualche modo le routine della vita precedente al Covid 19. Così, se di solito dalle nove del mattino all’una ero fuori di casa, devo fare in modo che in questo lasso di tempo il mio cane rimanga tranquillo; non lo impegno in attività molto stimolanti e il più possibile gli dedico poche attenzioni. Allo stesso modo, se le passeggiate con lui avvenivano a certi orari stabiliti, cercherò di conservarli, per non scombussolare troppo le sue abitudini fisiologiche.

L’ansia: keep calm… endure

Un altro nodo importante è il clima emotivo che i cani possono vivere standoci vicini. Vivere e condividere. È vero, non hanno tutti lo stesso carattere. Ci sono anche gli apatici e i “cuori contenti” che se ne fregano se siamo preoccupati davanti ai notiziari tv, che sembrano più bollettini di guerra… Semplicemente, chiediamoci quanta ansia esprimiamo, o anche solo emaniamo in casa. Ecco, facciamo un respiro profondo, chiamiamo un amico e rassicuriamoci a vicenda. Leggiamo, ascoltiamo musica, rimettiamo a posto il garage… ma se ci sentiamo angosciati, stiamo attenti a non scaricare l’ansia sui nostri cani; loro non sanno niente di virus ed epidemie: soltanto ci vedono in sofferenza ed è normale che cerchino intorno, o peggio in loro stessi, la fonte di questo dolore. È però destino che non riescano a individuare la reale fonte e ciò li può preoccupare.

Li metterà in ansia anche se, abituati come siamo a un esagerato cumulo quotidiano di attività in esterno (lavoro, sport, relazioni sociali, ecc…), non riusciremo ad adeguarci al rallentamento del ritmo vitale che ci viene richiesto, anzi pressoché imposto e ci metteremo a ribaltare la casa, spostare mobili, avere screzi per la convivenza coatta, essere nervosi o tristi. Infine, anche un aumento eccessivo delle attività indoor col cane potrebbe essere dannoso. E qui arriviamo al cuore dell’argomento.

Il ventaglio delle attività del cane

Per quanto ci possa risultare strano, i cani che vivono bradi in natura mostrano molti meno problemi di quelli di città. Nessuna ansia da separazione, nessun iperattivo ed anche le forme di aggressività sono di norma giustificate e rituali. Mancano anche casi di iperfagia. Nessuna fobia ambientale… In cambio, quando si ammalano non c’è nessuno che ne ha cura e la loro vita è mediamente più breve.

Chi si occupa di comportamento si è sempre posto questa domanda: perché alcuni cani di proprietà, soprattutto quelli di città presentano talvolta problemi legati alla sfera psicologica e relazionale?

Secondo Dehasse “un cane che non ha mangiato da una settimana non si divertirà a risolvere problemi cognitivi”, perché è preso dalla soddisfazione di bisogni primari come il cercare cibo, stare al caldo, e in sicurezza. Quindi, rovesciando il ragionamento, quando un cane sta bene ed ha soddisfatte tutte le sue necessità vitali potrà occuparsi di bisogni più sofisticati, in base al proprio carattere e alle caratteristiche generali o di razza.

Risalendo dalle attività più riferite ai bisogni primari a quelle che volgono dai bisogni secondari ai veri “piaceri della vita”, possiamo creare un breve elenco:

  • attività di autoprotezione e messa in sicurezza, di alimentazione, di riposo (bisogni legati a paura, freddo, fame, dolore, sonno);
  • attività di caccia e sesso (bisogni istintivi e biologici);
  • attività di gioco, interazione sociale e cognizione (bisogni sociali e ludici);
  • attività mentale e intellettuale (bisogni psicologici e di sviluppo personale).

All’interno dei primi tre ambiti possiamo concentrare tantissime attività specifiche, come l’attività (A) vocale, aggressiva, eliminatoria, locomotoria, di masticazione, di auto-toelettatura, ed altre…

La scala delle attività

Il ragionamento successivo sarà poi questo: le cose da un bel po’ di tempo sono cambiate ed è cambiata per tutti l’organizzazione della vita quotidiana. Si può uscire poco e l’esistenza dei cani ha subìto un mutamento importante. Che fare? Beh, di sicuro non sarà per tutti praticabile trasformare la casa in un campo di agility e da quello che sento anche il ricorso ai giardini condominiali è già problematico per le famiglie, oltre a rappresentare un ulteriore rischio di diffusione virale. Tanto vale metterci davanti all’evidenza: dobbiamo fermarci, dare una frenata e adeguare il ritmo vitale a una strutturazione della giornata in slow motion.

Posso fare qualcosa in più. Entrare nella testa del mio cane, vederla dal suo punto di vista. E se non riesco ad assicuragli più le solite lunghe passeggiate, vuole dire che gli darò qualcosa in cambio. Favorirò tutto ciò che lo possa appagare, ma anche tranquillizzare. In che senso?

I cani non sono cloni. Tendenzialmente un beagle vivrebbe col naso a terra, mentre un setter starebbe ore in punta sui passerotti. Per un border l’ideale sarebbe organizzare la vita di un quartiere intero in base al suo border-pensiero, a differenza del classico bulldog che starebbe spiaggiato sul divano per lunghe ere geologiche.

Anche qui, in ogni caso, con le dovute eccezioni. Appunto, non sono cloni. E non dobbiamo scivolare in un “razzismo” di ritorno… Resta che in generale e malgrado tutte le differenze, il cane domestico ha delle caratteristiche tipiche della sua specie, che non sempre trovano soddisfazione nel modello di vita della nostra società. Ci si adegua, certo e mostra in questa capacità di adattamento la sua vera specialità. Ma, se proprio vogliamo fargli un regalo, potremo restituirlo alla sua vera natura, aumentando tutte le attività che a noi magari dicono poco e che invece lo renderanno felice.

Ricordate che i giochi molto dinamici (inseguimento di palline o altri oggetti, salti, corse, ecc…) sono appaganti, ma anche eccitanti e molti dei nostri cani “finirebbero le pile” solo dopo molte ore…

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