Giorni di ordinaria follia in Farmacia (2/6)

A cura di C.P.

La distanza di sicurezza.

Appena scoppiata l’emergenza non sapevamo come fare per far capire alle persone il concetto di distanza di sicurezza. Ma non solo tra i pazienti in fila, anche nel rapporto verso di noi farmacisti.

Abbiamo piazzato a terra delle righe gialle distanziate di circa 1,20m e confusi dalla novità c’è chi aveva capito che saltando da una striscia all’altra vinceva un premio. Non esagero. Ho visto persone allungare la gamba in equilibrio precario cercando di calpestare solamente la striscia come se stessero giocando a campana.

Una volta capito che le strisce erano semplicemente per posizionare le persone in attesa ad una certa distanza, hanno cominciato ad accalcarsi fuori. Più immediato. Locale vuoto, 2 postazioni su tre libere, una sola vecchietta gracile a consegnare le ricette, sulla strada invece la folla, simile a quella fuori dai cancelli dei concerti di Ligabue. Ok.

Altro problema. Come far capire alle persone che devono star lontane anche da noi povere farmaciste? La soluzione più immediata è stata quella di piazzare espositori vuoti davanti al bancone in modo da tenerli il più lontano possibile. Tra bancone ed espositori riuscivamo a mettere poco più di un metro di spazio tra noi e il cliente.

Questo ha dato seguito ad ogni genere di comportamento. C’è chi prendeva l’espositore e lo spostava più in là, chi cercava di infilarsi negli spazi, chi si stendeva sopra l’espositore per appoggiare comunque i gomiti sul bancone, ecc.

oh dottorè, ma che c’avete messo qua? Non ci arrivo!

ah vi siete messe in trincea eh?

dottorè, comunque sti così mi danno fastidio!

I meglio, quelli più spiritosi, quelli con il sorrisetto da furbacchioni, erano quelli che si fermavano ad almeno 40-50 cm dall’espositore e lanciavano le ricette sul bancone con poi un gridolino di esultanza per essere riusciti nell’impresa. Bravi.

Dopo qualche giorno la titolare è riuscita a farsi installare delle paratie di plexiglas. Ora sono diventate comunissime, ma nella zona siamo state tra i primi ad averle. Tutt’ora generano il caos.

La barriera in questione copre semplicemente la postazione. Il cliente si mette al di fuori, il farmacista all’interno, uno spazio vuoto sotto appena sufficiente a far passare scatolette, mani e ricette, il cliente fa scivolare le prescrizioni sotto la barriera, il farmacista di rimando eroga i prodotti. Non è un concetto difficile.

Ho visto di tutto. Persone che passavano oggetti di lato, negli spazi vuoti tra le postazioni, gente che cercava di spostare pure le paratie, anziani che con una manata o una craniata involontarie hanno cercato di sfondarle…c’è stato pure chi ha cercato di infilare la testa sotto la barriera per farsi sentire meglio.

dottorè, non la sento con sto vetro!

dottorè, sto vetro non si vede e io mi ci faccio male!”

ma dove ve le devo passare ste ricette, dottorè?

ma se io devo dirla qualcosa in confidenza, dottorè, come devo fare? Viene lei da questa parte??”.

Tutt’oggi, con grande rammarico, ancora c’è chi continua a dare testate colossali mentre raccoglie la spesa o il resto. Uno zoccolo duro.

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