Mediterraneo protetto: una partita da non perdere per salvare il nostro mare

La Presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, aprendo l’evento di venerdì 2 Luglio, “30by30 per rigenerare il Mediterraneo” ha galvanizzato lo slancio per proteggere entro il 2030 il 30% del nostro mare, in modo efficace e invertire così il trend di perdita di biodiversità.

E’ questo il messaggio che la Blue Panda, la barca ambasciatrice del WWF, sta portando in tutto il Mediterraneo con un viaggio attraverso sei aree marine protette.

“Quella per il Mediterraneo è una partita da vincere assolutamente entro il 2021. Dobbiamo dare al mare la stessa attenzione che riserviamo alla terra, perché è anche dal suo stato di salute che dipende e dipenderà il benessere della nostra vita sul pianeta. Sarà possibile farlo solo attraverso un vero e proprio lavoro di squadra fra Ministeri, Aree Marine Protette (AMP), Enti di ricerca e tutte le imprese e settori coinvolti, a partire da quello della pesca. La proposta, carica di speranza, è di veder nascere finalmente un Parco nazionale che coniughi l’Area marina protetta, oggi di Portofino, con l’area protetta terrestre”.

Attualmente, i Paesi del Mediterraneo, compresa l’Italia, sono ancora lontani da questo obbiettivo: le Aree Marine Protette e i Siti Natura 2000 coprono il 9.68% del Mar Mediterraneo, ma solo l’1,27% di queste è efficacemente gestito.

Per Carlo Zaghi, Direttore Generale, Direzione Generale per il Mare e le Coste, Ministero della Transizione Ecologica,“preservare il mare significa innanzitutto contribuire alla sfida epocale del cambiamento climatico, dato il contributo che gli oceani forniscono a livello planetario alla regolazione del clima. Il Piano Nazionale sulla Resilienza (PNRR) è il primo contributo dell’Italia nel 2021 per raggiungere il 30% di mare protetto entro il 2030. Prevede un importante progetto per la salvaguardia del mare che si sviluppa con tre azioni: potenziamento del sistema di osservazione e monitoraggio attraverso strutture adeguate di rilevamento, mappatura ad ampio raggio degli habitat marini per identificare quelli che necessitano di tutela. Nel percorso di incremento della superficie protetta sarà importante il dialogo con le comunità locali”.

Leonardo Tunesi, Dirigente Ricerca e responsabile area tutela biodiversità, habitat e specie marine protette di ISPRA ha affermato l’impegno di ISPRA a supporto tecnico-scientifico del MiTE affinché l’Italia potenzi ulteriormente il suo sistema AMP, adottando ulteriori misure di protezione dell’ambiente marino.

Concretamente, per l’obiettivo 30by30, Valentina Cappanera, responsabile scientifico dell’AMP di Portofino, ha presentato la situazione di questa area di alto pregio, ma anche molto fruita, se si pensa all’attività subacquea (in media, circa 38.000 immersioni in 20 anni). E’ stato costruito un importante rapporto col territorio, anche in veste di sentinelle di monitoraggio verso gli effetti dei cambiamenti climatici su determinate specie, come le gorgonie rosse. Le AMP possono svolgere progetti di ripristino e restauro degli habitat marini e fare networking (come nel caso della rete AMP all’interno del Santuario Pelagos), ma la possibilità di fare conservazione negli ultimi anni è stata legata sempre più spesso ai finanziamenti dei progetti europei. Le AMP chiedono di avere a disposizione fondi più consistenti per costruire strutture stabili nel tempo, che possaono garantire tutela a lungo termine. E’ necessario inoltre velocizzare gli aggiornamenti dei regolamenti e istituire figure di guardiaparco in aggiunta agli organi preposti per la sorveglianza, da esercitare anche nei Siti natura 2000 che sconfinano oltre i limiti delle AMP”.

Il Sindaco di Santa Margherita Ligure, Paolo Donadoni,  ha sottolineato l’importanza di continuare ad informare il grande pubblico e fare divulgazione, trasferendo la conoscenza dei reali problemi del mare e delle sue opportunità.

Lo Studio del WWF: Gli effetti del ‘Fattore di Protezione 30”

Ha coinvolto ricercatori internazionali, con lo scopo di valutare gli effetti di una protezione del 30% del Mediterraneo sulla biodiversità e sugli stock ittici ed anche di identificare gli scenari di protezione che danno i maggiori benefici.

“Il primo risultato rilevato, come riferito da Alessandra Prampolini, Direttore generale di WWF Italia, è che se verrà mantenuto lo status quo da oggi fino al 2030 in termini di superfici protette e gestione della pesca, la biodiversità e gli stock ittici continueranno a diminuire e nel 2030 il Mediterraneo si troverà in una situazione irreversibile.

Se le aree chiave del Mediterraneo saranno efficacemente protette, daranno i massimi benefici in termini di conservazione. Tra queste, il Mar Adriatico, il Canale di Sicilia, il nord-ovest del Mediterraneo (e poi il Mar Egeo, il Mar di Levante, il Mare di Alborán e l’Arco Ellenico). E’ previsto che la biomassa di specie predatorie (cetacei, foche monache ed altri pesci predatori) aumenti fino al 4%, mentre quella dei pesci pelagici (pescespada, tonni e squali) aumenti fino al 9%, rispetto ad oggi.

Le richieste del WWF

Il WWF ha proposto un percorso con le Aree Marine Protette, ISPRA e il Ministero della Transizione Ecologica per aggiornare il sistema di gestione delle AMP, attraverso l’identificazione di obbiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Realizzabili, Rilevanti e Scadenzati) per monitorare e conservare i target di biodiversità delle Aree protette. Sono però necessari fondi stabili e mirati e occorre uno sforzo per migliorare il sistema di sorveglianza, per contrastare le attività illegali o non sostenibili. Il WWF intende identificare soluzioni condivise con Capitanerie, AMP e magistrati e ritiene inoltre essenziale che le AMP agiscano concordemente su scala nazionale per la tutela della biodiversità marina (come avviene nel Santuario dei Cetacei, che vede come capofila l’AMP di Portofino).

L’erosione del capitale blu del Mediterraneo Il WWF ricorda che il Mediterraneo genera un reddito annuo stimato di 450 miliardi di dollari, ma al tempo stesso sta erodendo ogni anno il suo capitale naturale a causa di una crescita economica non sostenibile. I segnali sono la costante perdita di biodiversità e la crisi degli stock ittici dovuta allo sfruttamento eccessivo della pesca: negli ultimi 50 anni il Mediterraneo ha perso il 41% della popolazione di mammiferi marina e il 34% della popolazione ittica totale. Si può e si deve ancora invertire il trend, aumentando la superficie protetta e l’efficacia delle Aree Marine Protette già esistenti. L’Italia ha un ruolo chiave per rigenerare il nostro mare.

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