Magnetoterapia

Marco Gibin
Fisioterapista e Osteopata
Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano.

La magnetoterapia si può dividere in due grandi branche: quella “statica”, che utilizza dei magneti di materiali ferrosi che vengono applicati a contatto della pelle con bande, cerotti o adesivi, e quella “dinamica”, che utilizza il campo magnetico prodotto dal passaggio di corrente in bobine, posizionate con bande sulla zona da trattare.

Mentre la prima può essere portata tutto il giorno dal paziente, non necessitando di energia per funzionare, la seconda deve essere applicata con apparati elettrici di varie potenze (legati alla rete elettrica) e comunque per periodi più brevi.

Magnetoterapia statica

La magnetoterapia statica viene proposta come coadiuvante per il dolore osteoarticolare, le cefalee, i dolori mestruali, i disturbi del sonno e, con magneti plantari, è utilizzata per modificare l’atteggiamento posturale.

Per massimizzare l’effetto dei dispositivi statici, la loro distanza dalla zona da trattare deve essere minima, quindi il contatto con la pelle è necessario e il loro beneficio è tanto maggiore quanto più superficiale è il tessuto sul quale vogliamo concentrare l’effetto magnetico.

L’applicazione più frequente è quella associata a cerotti o bande elastiche che li tengano in posizione e la zona di applicazione è, nei casi più frequenti, corrispondente all’area dolorosa, ma può seguire anche teorie alternative:

  • meridiani della medicina cinese,
  • punti di riflessologia plantare,
  • punti “trigger” (piccoli noduli duri e molto dolorosi alla palpazione, con irradiazione del dolore),
  • punti di moxibustione.

Il magnetismo generato da questi dispositivi ha comunque dei limiti: in primo luogo, ha un’intensità minore di quella che si genera con un apparecchio elettromagnetico, in secondo luogo, ha una direzione fissa e non alternativamente oscillante.

Queste limitazioni combinate esitano in una minore capacità di penetrare ed interagire con i tessuti bersaglio. Il vantaggio risiede invece nella facilità di utilizzo e nella possibilità di essere indossati anche per lunghi periodi di tempo.

Magnetoterapia dinamica

L’elettromagnetoterapia, sia essa ad alta o bassa frequenza, utilizza dei dispositivi alimentati elettricamente che generano un campo magnetico oscillante: il campo magnetico ha in genere una direzione ed un’intensità; in questo caso lo strumento è in grado di invertire la direzione del campo con una frequenza fino a oltre 300 Hz.

Questo aspetto, associato alla maggiore intensità prodotta, genera un effetto maggiore nei tessuti bersaglio.

Gli apparecchi per magnetoterapia contengono spesso dei programmi pre-impostati che variano intensità del campo e frequenza, in base al tipo di tessuto che si vuole trattare e gli applicatori sono inseriti in fasce di tessuto che si adattano alla zona interessata. Tali applicatori si chiamano solenoidi  e ne esistono in commercio di numerosi materiali e dimensioni. Il loro utilizzo è simile a quello dei magneti statici, ovvero devono essere posti a contatto della pelle, o comunque con la minore quantità di tessuti interposti (l’intensità del campo magnetico diminuisce in modo esponenziale con il crescere della distanza), ma il tempo di applicazione varia tra le 2 e le 8 ore giornaliere (o notturne!).

In ogni caso, i professionisti consigliano di attendere almeno 3 settimane di trattamento giornaliero per verificare l’efficacia della terapia.
Personalmente, ho avuto dei riscontri positivi nel loro utilizzo sui ritardi di consolidamento delle fratture, così come un aiuto sui dolori cronici lombari.

È difficile, come operatore, quantificare l’effetto di queste terapie, ma, come per altri mezzi complementari, mi piace interpretarle come un proseguimento dell’effetto del trattamento, sia esso manuale o esercizio terapeutico, o altro tra una seduta e l’altra. È importante non considerare il trattamento di un problema come un’unica via da percorrere per eliminare velocemente il sintomo: il fisioterapista si occupa di stendere un piano riabilitativo individuale personalizzato che comprenda una o più modalità di dialogo con il sistema. Si va dal trattamento dei tessuti molli, alle mobilizzazioni articolari, all’esercizio terapeutico, fino all’utilizzo di terapie fisiche come laser, Tecar e magnetoterapia.

Il fattore che accomuna tutte queste modalità di intervento è il non inserire nulla di “alieno ” nel corpo, nessun farmaco propriamente detto, ma solo vari tipi di energia (termica, meccanica, magnetica), che facilitino la normale risoluzione dei processi infiammatori e dolorosi.

La ricerca scientifica in questo campo è quindi molto più complessa dello studio dell’effetto di una singola molecola, pertanto fino ad oggi la ricerca non è riuscita a dimostrare una reale efficacia della sola magnetoterapia.

La sua azione, tuttavia, vista in un contesto multidisciplinare ed associata ad altri trattamenti, può avere un ruolo nel velocizzare tutti i processi che portano alla risoluzione veloce e naturale del problema di base, con, in ultima istanza, riduzione ed eliminazione del dolore.

Gli effetti del trattamento si verificano dapprima in campi che riguardano il dolore solo marginalmente, come umore, riposo e piccoli sintomi associati, prima di giungere alla tanto agognata risoluzione.

I tempi e le modalità di trattamento sono assolutamente individuali ed occorre rivolgersi agli specialisti, per stilare insieme il miglior piano di lavoro.

Infine, il grande vantaggio della magnetoterapia in questo ambito è la quasi completa assenza di controindicazioni, che la rende fruibile alla maggior parte degli utenti.

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