Cioccolato superfood

Carmine Orlandi
Biologo Nutrizionista. Consulente squadre nazionali FIPAV-BEACH VOLLEY
Settore studi e ricerche FPI (Pugilistica)
Docente a.c. Corso di Laurea in Scienze Motorie, Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università di Roma Tor Vergata.

La pianta del cacao (Theobroma Cacao ) è una sempreverde alta fino a venti metri, originaria dell’America centrale e meridionale, che produce frutti dai quali si estraggono i semi del cacao.

Nel ‘700 il celebre naturalista Linneo classificò la pianta del cacao col nome scientifico di “theobroma”, una parola di origine greca che significa “cibo degli dei”. Originaria dell’Amazonia, giunse nel Messico circa tremila anni fa. Una leggenda azteca racconta di un dio di nome Quetzalcoati, che donò agli uomini il cachuaquahitl ed insegnò loro a coltivarla; dai semi di questa pianta si preparava il nettare degli dei: il xocolatl.
Il primo Europeo che conobbe il cioccolato fu Cristoforo Colombo.

Fu grazie al suo viaggio nel nuovo continente che si ebbero le prime apparizioni del cacao in Europa, apparizioni non proprio gradite.

Infatti la bevanda originariamente importata non era proprio ciò che noi attualmente conosciamo: era di gusto amaro speziata con peperoncino, cannella e vaniglia. Con l’arrivo di Fernando Cortés in Messico si scoprirono le proprietà del cioccolato.

Esso verrà riproposto senza le spezie che gli davano un gusto piccante e amaro, tranne la vaniglia, e poi dolcificato con miele o zucchero per incontrare i gusti europei.

A questo punto si ebbe un crescendo di favori che porterà il cioccolato in tutti i salotti d’Europa.

Solo dal 1800 iniziano le intuizioni di personaggi che, con tecniche nuove ed originali, porteranno alla strutturazione dell’attuale “cioccolato” nelle sue diverse interpretazioni.

Dopo tutti questi secoli il cioccolato conferma ed accresce la sua fama grazie anche ad un inserimento sempre più diffuso nelle varie proposte gastronomiche, ma la connotazione più interessante proviene da un arricchimento continuo e progressivo delle caratteristiche salutari, se non terapeutiche, che la ricerca assegna a questo prodotto, grazie anche al completamento della conoscenza della composizione chimica con l’individuazione di composti ognuno con una propria attività biologica (alcaloidi, neutrasmettitori, metilxantine, amine attive, polifenoli, flavanoli, procianidine, etc.). Da qui l’elenco sempre più nutrito di capacità terapeutiche ascrivibili al consumo di cioccolato:

  • attività antidiabetica;
  • attività antinfiammatoria con meccanismo protettivo a livello cardiovascolare e attività antiaggregante piastrinica;
  • attività antipertensiva e protettiva dei vasi arteriosi.

Altri interessanti studi sono stati condotti, con risultati positivi, su:

  • incremento dell’attività sessuale, soprattutto femminile;
  • modulazione dei dolori mestruali;
  • incremento della capacità di sostenere diete;
  • vasodilatazione;
  • inibizione dell’ossidazione delle lipoproteine-colesterolo a bassa densità (LDL).

Insomma questo straordinario corredo di sostanze ad attività varia presenti nel cioccolato e, particolarmente, le sostanze ad attività antiossidante sono in grado di garantire un meccanismo protettivo di eccezionale efficacia.

Tra le varietà di cacao una particolare menzione alla varietà “Theobroma cacao Criollo ”, varietà che ha mantenuto caratteristiche genetiche più stabili e per questo più raro (meno ibridazioni) ma dall’aroma caratteristico (molto aromatico) e pregiato; la sua naturale composizione consente di evitare aggiunte di burro di cacao data la innata morbidezza e quindi di mantenere la propria individualità, tra queste la capacità di ridurre notevolmente i tempi di fermentazione e pertanto di mantenere un livello più elevato di nutrienti integri.

La possibilità di aggiungere al cioccolato “criollo ” una serie di integrazioni naturali (rosmarino, zenzero, papaya, cannella) consente un incremento sinergico delle proprietà antiossidanti proprie di queste spezie che vanno a completare il corredo del cioccolato. Molto interessante la presenza di nutrienti, ad integrazione di quelli tipici del cioccolato, capaci di colmare le attuali e più comuni carenze proprie dell’alimentazione occidentale fatta di cibi estremamente raffinati, motivo per cui zinco e selenio, le vitamine D ed E, liposolubili, associate ad alcune vitamine del gruppo B (B2, B6 e B12), riescono a coniugare diverse esigenze nutrizionali ed a esaltare le capacità protettive del cioccolato.

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