La sfida: una corretta informazione al paziente

Ai suoi vertici e al loro secondo mandato, un Presidente, Medico di Medicina Generale e giornalista scientifico, il Dott. Franco Marchetti e un Vicepresidente, il Dott. Nicola Miglino che ha fatto della sua professione una vera missione.  Del primo, posso dire che è il medico che tutti vorremmo, che si prende davvero cura dei suoi pazienti, al quale squilla il cellulare in continuazione e che non ho mai sentito rimandare una telefonata, un consiglio o un appuntamento. Del secondo, posso dire che nella sua veste di vicepresidente UNAMSI porta avanti con grande determinazione la formazione professionale dei giornalisti iscritti.

A loro ho posto alcune domande, per capire come la missione di comunicare abbia avuto delle difficoltà in questo anno complicato per l’informazione scientifica, proprio quando una marea di scienza ha invaso TV, radio e Web e dove molti partecipanti del circo mediatico sono saliti in cattedra con le loro convinzioni dettate, in molti casi, da poca competenza scientifica e da molto orientamento politico.

Non abbiamo mai visto nulla di simile”, ci racconta Nicola Miglino analizzando sconfortato la comunicazione durante la pandemia. “Troppo spesso chi ha parlato lo ha fatto non tenendo conto di quello che è un pilastro fondamentale dell’informazione medica, che prevede la pubblicazione di studi condivisi con la comunità scientifica, che devono essere validati prima di essere comunicati. Ore e ore di palinsesti dedicati al COVID-19, che hanno dato voce alle più balzane idee sull’origine del virus, sulle terapie, oltre alle fake news che ovviamente, in mancanza di dati, sono scivolate via senza lasciare traccia”.

Fake news che hanno invaso il mondo dell’informazione ed anche il mio ambulatorio” prosegue il Presidente UNAMSI, Dott. Franco Marchetti.

“Ogni giorno mi sono dovuto confrontare con pazienti muniti di ritagli di giornale, pagine stampate da siti web, citazioni di esperti in tv che promuovevano questa e quella terapia che li avrebbe protetti o addirittura guariti dall’infezione”.

Un lavoro difficile, non bianco o nero e con nessuna sfumatura di grigio, perché si sa che la scienza ha risposte spesso lente, se ne ha, e, nel caso del COVID, ha dovuto imparare sulla propria pelle a conoscere il virus, le incognite della malattia e come curare i malati. Sia quelli ospedalizzati sia quelli che sono rimasti a casa, spaventati per le loro condizioni di salute.

Per quanto mi è stato possibile”, prosegue il Dott. Marchetti, “ho cercato di curare i miei pazienti al loro domicilio, frugando nei siti internazionali quali fossero le Linee Guida più accreditate.

Il lavoro è stato immane, ma grazie alla tecnologia e ai più banali messaggi sul cellulare, ho potuto controllare i sintomi dei pazienti valutando febbre, ossigeno nel sangue con i saturimetri ed eventuali difficoltà respiratorie.

Laddove ho potuto, sono andato a visitarli e in alcuni casi ho dovuto far ricoverare i pazienti più gravi. Il mio compito di Medico di base prevede di gestire il paziente nella fase intermedia e cogliere il momento nel quale la malattia diventa più severa con conseguente ricovero.

Nella prima fase, alcuni miei colleghi si sono spaventati perché non avevamo mezzi di protezione per fare visite domiciliari. Io ho sempre cercato di seguire tutti i miei pazienti, perché se scegli questa professione devi mettere in conto anche i momenti difficili. Sicuramente quello che è mancata è stata la medicina del territorio, in grado di fare da filtro per poter lavorare di concerto all’interno di una rete che prevede l’ospedale solo per l’emergenza. Purtroppo, a causa della situazione, il mio lavoro di Presidente UNAMSI ha dovuto essere messo da parte e devo ringraziare tutto il team dei colleghi per avermi brillantemente sostituito.

Entrambi sono d’accordo sul fatto che per difendersi dalla cattiva informazione e dal rischio di sbagliare la comunicazione, occorre sapere come muoversi nel mondo della ricerca, studiando e confrontando gli articoli pubblicati, sapendo sempre chi e cosa si muove dietro la fonte della notizia e quali possono essere gli interessi economici dietro la stessa.

Credo che durante la pandemia i ruoli non siano stati rispettati: medici, virologi, epidemiologici, infettivologi e microbiologi non sempre hanno parlato per le loro specifiche competenze e questo ha creato grande confusione per chi scrive e per chi legge” conclude Miglino, mentre Marchetti ci racconta “Anche io ho avuto il COVID. Sono stato uno dei molti medici che a causa della mancanza dei DPI si è ammalato proprio facendo quello che amo di più: curare i miei pazienti. Oggi, a distanza di tempo, posso dire che quell’esperienza, che per fortuna è finita bene, mi ha avvicinato ancora di più alle persone e alle famiglie che hanno avuto ed hanno tuttora a che fare con la malattia. Fortunatamente oggi i miei pazienti hanno sintomi meno gravi e grazie ai progressi che ha fatto la scienza, incluso il miracolo del vaccino, guardo con più serenità ai prossimi mesi”.

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