CONSIGLI DOC

Invitiamo sempre i nostri lettori a scriverci i loro dubbi, per essere guidati nell’acquisire informazioni utili a compiere scelte più consapevoli sui loro problemi. In questo modo sarà possibile intraprendere azioni volte a proteggere e promuovere la propria salute e il benessere.

COSA RESTERÀ DELLA PANDEMIA

La pandemia ha completamente devastato le vite e le abitudini delle popolazioni del mondo ormai da un anno e mezzo circa. Quale insegnamento potremmo trarre da questa esperienza così drammatica? (Marco, 1959)

Il mondo si è fermato di fronte a un microscopico, invisibile, ma insidiosissimo nemico che semina morte, dolore, sofferenza e terrore. La vita di miliardi di persone è stata travolta, ribaltata, annullata, senza certezza di futuro; il virus ha messo in ginocchio consolidati modelli socio-economici degli Stati e in pericolo la vita, gli affetti, il lavoro dei cittadini. Cosa possiamo imparare da questa drammatica esperienza collettiva? Molte cose, secondo me.

In primis, l’importanza della salute. Senza salute, crolla tutto il resto. Si è sempre saputo, ma poi nei fatti dimenticato.

I decennali tagli alla sanità e lo smantellamento del servizio pubblico hanno reso i sistemi sanitari fragili e incapaci di resistere all’ondata dell’emergenza: carenze di organico, inadeguatezze strutturali, modello organizzativo inefficiente con l’impropria mancanza di coordinazione ospedale-territorio hanno reso drammatico il tentativo di fronteggiare la catastrofe sanitaria. Ma lo sforzo disperato e congiunto di tutti gli operatori della sanità ha permesso che il prezzo pagato in termini di vite umane non fosse ancora smisuratamente più alto. E la ricerca scientifica, producendo a tempi record vaccini efficaci e protocolli terapeutici mirati, ci ha permesso di intravedere la luce alla fine del tunnel. A livello personale, abbiamo imparato ad aver più cura del corpo, dell’igiene e della salute, e più rispetto del lavoro degli operatori della salute.

Anche l’importanza della scuola, come istituzione fondamentale per la formazione e l’educazione alla vita delle nuove generazioni, è venuta prepotentemente alla luce con la sospensione forzata delle lezioni in presenza, nonostante gli encomiabili sforzi di dirigenti, docenti, alunni e famiglie nell’adoperarsi per far funzionare la didattica a distanza.

Ma forse l’insegnamento più importante è il valore della solidarietà: la salvezza del singolo non può che passare dalla tutela della collettività. Nessuno può sentirsi al sicuro se non si garantisce il benessere della intera comunità.

Abbiamo compreso che per superare l’emergenza sono necessari sacrifici, da affrontare con responsabilità, nell’interesse di se stessi e di tutti. Abbiamo dovuto riconoscere che non si può dare nulla per scontato, si deve apprezzare fino in fondo quanto la vita ci offre, comprendere la caducità di tutto quanto consideriamo importante, ammettere la nostra vulnerabilità e piccolezza di esseri umani, avere rispetto e timore della Natura e della sua forza imponderabile e incontrollabile, da cui non c’è posto al mondo in cui ripararci o rifugiarci, empatizzare con gli altri perché di fronte alla malattia, alla sofferenza e alla morte siamo tutti drammaticamente esposti ed uguali.

Mi piace ricordare a tal proposito la favola africana del colibrì: un giorno la foresta fu devastata da un terribile incendio e tutti gli animali presero a scappare di fronte alle fiamme che avanzavano minacciose. Un colibrì si tuffò nel fiume e dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua la fece cadere sulle fiamme. Il re della foresta, il maestoso leone, che coordinava le operazioni di fuga, lo apostrofò: “Ma cosa credi di fare?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio”. Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme con una goccia?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a deriderlo. Ma l’uccellino, incurante delle critiche, rispose “Faccio la mia parte” e si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua. Ecco, la pandemia ci ha insegnato che “per fare la propria parte” non è importante essere grandi e forti, ma coraggiosi e generosi.

In conclusione, abbiamo vissuto, come umanità intera, una pagina atroce e indelebile della storia. Abbiamo sperimentato la paura, la malattia, la sofferenza, la perdita, il lutto, la devastazione di abitudini, principi e realtà consolidate, la solitudine, la tristezza, la mancanza, il vuoto, il buio, la malinconia. Le mascherine hanno nascosto la nostra via di comunicazione più immediata e confortante, il sorriso. “Andrà tutto bene”, dicevamo all’inizio. Non è andata proprio così. Ma non è tutto da buttare. Sono nati bambini, fioriti amori e amicizie, abbiamo scoperto capacità, imparato cose, apprezzato valori, messo in atto risorse e attivato meccanismi di resistenza e resilienza.

Torneremo alla normalità, ma non sarà mai più quella di prima. Auguriamoci che, sapendo far tesoro di quanto accaduto, possa essere migliore della precedente.

Chirurgia per l’obesità

Sono un grosso obeso di 42 anni che si è stancato di diete e umiliazioni, ormai dall’infanzia in poi. Ho deciso che voglio sottopormi all’intervento di chirurgia bariatrica, ma è vero che è rischioso?

La chirurgia bariatrica include una varietà di procedure che promuovono la perdita di peso: bendaggio gastrico, resezione gastrica, bypass gastrointestinale. Non è un intervento estetico, ma un intervento medico di alta specializzazione che aumenta aspettativa e qualità di vita dei pazienti, oggi sempre più sicuro e all’avanguardia anche grazie a tecniche mininvasive sofisticate. è importante che l’intervento sia effettuato seguendo precisi Percorsi diagnostico terapeutico assistenziali e all’interno di “Obesity Unit” accreditate con team multidisciplinari qualificati che coinvolgano le figure di internista, endocrinologo/diabetologo, nutrizionista, chirurgo, psicologo/psichiatra, anestesista, cardiologo, in grado di garantire livelli di qualità e sicurezza elevati. Questo è sicuramente possibile nei Centri accreditati SICOB – Società Italiana Chirurgia dell’Obesità – dedicati al trattamento chirurgico dell’obesità. Sono candidate a questa terapia persone di età compresa tra i 18 e 65 anni con obesità di terzo grado, cioè con un indice di massa corporea maggiore di 40, oppure con obesità di secondo grado (indice di massa corporea 35-39.9) associata a una comorbilità quale diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemia, apnee notturne severe e patologie ortopediche che beneficino della riduzione ponderale, ma che non hanno risposto a interventi di modificazione dello stile di vita (con o senza terapia farmacologica).

Gli studi dimostrano che la chirurgia bariatrica è molto efficace nel determinare la perdita di peso rispetto alle terapie mediche, inoltre offre un vantaggio significativo nella remissione del diabete e delle sue complicanze, nel miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolare, nel controllo sulle sequele legate all’obesità (come l’ipertensione, la steatosi epatica, l’apnea ostruttiva del sonno e la malattia renale cronica). Tuttavia, circa il 50% dei pazienti rimette peso due anni dopo l’intervento e circa un quarto dei pazienti riacquista una percentuale considerevole del peso perduto dopo tre anni. La prevenzione di ciò richiede un adeguato intervento sul mantenimento di uno stile di vita sano.

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